Il 28 e il 29 aprile 2025: due giorni nella luce della Speranza
Era un viaggio che, per motivi personali, non sentivo di poter affrontare, ma nei brevi momenti di silenzio, nella veloce frenesia della vita quotidiana, avvertivo che dovevo partire insieme ad Albano.
Siamo partiti nella mattinata di domenica 27 aprile, una giornata soleggiata e già ricca di incontri alla stazione con persone che non vedevo da molto tempo. Un buon auspicio. Viaggio tranquillo e soprattutto silenzioso perché presi, Albano e io, ad ascoltare e a vedere cosa c’era intorno a noi e al di là del finestrino.
Una volta arrivati a Roma Termini, il primo incontro con la confusione: il “rumore” delle voci, il corri corri delle persone intente a raggiungere il proprio treno, a consultare gli orari, ma poi l’immagine più bella: tanti ragazzi seduti a terra in attesa di partire al termine del Giubileo degli adolescenti.

Io e Albano depositiamo i bagagli e andiamo di corsa verso la Basilica di Santa Maria Maggiore per andare a pregare sulla tomba di Papa Francesco. Una tappa del viaggio preparata nel treno, prenotando il passaggio alla Porta Santa della Basilica liberiana e sostare in preghiera sulla tomba del Papa. Vediamo lo scorcio della Basilica; le persone sono tante, con le forze dell’ordine e tanti volontari a disposizione dei pellegrini. Con calma e pazienza ci mettiamo silenziosamente in fila. Passati i controlli con i metal detector ci avviciniamo alla Porta Santa e il cuore inizia a battere forte, un’emozione indescrivibile. Oltrepassiamo la Porta e subito ci ritroviamo a pregare sulla tomba di Papa Francesco: seppur in tanti, ognuno tiene in mano il telefono per catturare un frammento di quel luogo sacro, di quella lapide semplice e quella rosa bianca posta sulla scritta “FRANCISCUS”. Mentre gli addetti alla sicurezza della Basilica ci fanno scorrere velocemente, scorgiamo i Cardinali nella preghiera dei secondi Vespri.

Una volta usciti, ci dirigiamo verso la stazione Termini per riprendere i bagagli e dirigerci, con i mezzi pubblici, verso Casa Santa Maria della Provvidenza, dove ci attende suor Michela, che gentilmente ci ha offerto l’accoglienza e il pernotto per questi giorni santi. Ci ha aperto e ci è venuta incontro per salutarci, felice di vederci arrivare e subito ci ha mostrato le nostre camere. Abbiamo cenato insieme a lei e a Cosimina, una cara persona di cui la nostra Associazione si è presa cura in vari momenti difficili della sua vita e che oggi continua a essere incoraggiata e sostenuta da suor Michela.
Abbiamo atteso che la piccola delegazione di Oasi Federico si completasse con l’arrivo della Presidente, Valeria Carrozzino, dell’ingegner Annunziato Papa e della loro figlia Elisa.

La mattina del 28 aprile ci accompagnano in macchina per raggiungere Piazza San Pietro: è la prima giornata del Giubileo dedicato alle Persone con Disabilità, un pellegrinaggio diretto verso la Porta Santa della Basilica, nella quale si avverte nei volti e nei corpi delle persone la forza e la delicatezza, insieme alla fragilità e alla gioia. Mi ha colpito molto il numero delle persone: c’è chi avanza in sedia a rotelle, chi spinto da accompagnatori, chi con bastoni o con lo sguardo attento di chi cammina con lentezza e con cura – e tutti, in quell’avanzare, lasciano trasparire storie di speranza e attesa. Resto fermo in silenzio a osservarli: seppur i loro corpi sono segnati dalla fragilità, i loro volti sono sorridenti, pieni di gioia e curiosità. Più sono piccoli e maggiore è quel senso di tenerezza e di speranza che trasmettono quei bambini provenienti da vari Paesi del mondo.

La scena del pellegrinaggio è familiare eppure nuova: migliaia di persone che si muovono verso la Porta Santa, ma questa volta ciascun passo ha un significato speciale. Poi nel pomeriggio, nella grandiosa Basilica di San Paolo fuori le Mura, l’arcivescovo Mons. Rino Fisichella presiede la Santa Messa giubilare. Un momento straordinario perché l’antica Basilica – testimone di secoli di cammini spirituali – è aperta a una comunità che viene da mondi diversi, unita dalla fede e dal desiderio di sentirsi parte viva della Chiesa.
La liturgia è stata pensata per tutti: ogni preghiera e canto è accompagnato dalla traduzione in lingua dei segni, italiana e internazionale, un gesto d’inclusione che, più che simbolico, ribadisce che l’esperienza di fede appartiene a ciascuno, senza eccezioni.

Il giorno successivo, in una Piazza San Pietro baciata dal sole di primavera, con migliaia di persone abbiamo partecipato alla catechesi di Mons. Fisichella, seguita da testimonianze che ci hanno toccato il cuore. Qui la parola “disabilità” ha lasciato progressivamente il suo significato medico per trasformarsi in narrazione di vita, dignità e speranza.
Poi ci siamo diretti verso Via della Conciliazione per visitare gli stand delle “Vie della Speranza”: itinerari umani e spirituali raccontati da Associazioni, famiglie e persone che, passando per esperienze dure e dolci, hanno incontrato la fede e la solidarietà. Non sono semplici banchi informativi, ma spazi dove ascoltare, condividere e comprendere il valore delle storie di ciascuno.

Questo Giubileo delle Persone con Disabilità non è solo un evento o una celebrazione liturgica, ma un’esperienza in cui la fragilità della persona umana diventa testimonianza viva di bellezza e speranza. In questi due giorni di fine aprile, ancora segnati dal ricordo della morte di Papa Francesco, Piazza San Pietro e le zone vicine non hanno soltanto accolto pellegrini di ogni continente, ma hanno raccontato che ogni vita – in tutte le sue forme – è unica, preziosa e degna di essere celebrata.

Un particolare ringraziamento a suor Michela, non solo per l’ospitalità presso Casa Santa Maria, ma per tutti i momenti di condivisione trascorsi insieme. Un altro ringraziamento a Cosimina che è stata con noi in questi giorni di permanenza a Roma; alla Presidente Valeria e ad Annunziato, con i quali abbiamo condiviso questi giorni diversi dalla quotidianità vissuta a Belvedere e a Scalea; ad Albano che mi ha accompagnato a Roma e ci ha evitato di perderci nella metropolitana; infine un grazie a Elisa per i tanti momenti vissuti insieme tra risate, silenzi e piccole grandi condivisioni.

CHRISTIAN CAUTERUCCIO